Piera Carlomagno in storie di intrighi, potere e femmine

Da una parte l’amore per il giallo classico e dall’altra i sapori e gli odori di chi il giallo lo vede più nero e sa di mediterraneità. Volete catapultarvi in un giallo vecchia maniera ma che abbia la freschezza dell’oggi e dell’estate? Beh, non sbagliate se sullo scaffale della libreria v’impossessate di ‘Intrigo a Ischia’ (Centauria, 20 pp, 15 euro) di Piera Carlomagno. È il terzo romanzo giallo dell’autrice salernitana, che ha un passato (e un presente) di giornalista di cronaca giudiziaria e di comunicatrice, ancora di salvezza per chi non demorde verso una professione ormai svilita da social e news masticate dal web. Così, lo stile, o meglio talvolta la cazzimma, della Carlomagno la ritroviamo nei suoi alter ego letterari, dal commissario Baricco, torinese trapiantato nei gangli di Napoli, alla cronista di turno, alias sull’isolaverde Annaluce Savino. Sbirro e penna sono subito scaraventati nei delitti, come giallo comanda. La Carlomagno non te lo manda a dire: il vero giallo (il whodunit, per essere puri, cioè il ‘chi è stato’) il lettore ce l’ha servito già al secondo capitolo, dopo la sapiente presentazione del canovaccio dei protagonisti impegnati in questo quadro narrativo, che

Lo stile è quello che ci piace della Carlomagno, che segue l’architettura narrativa sempre pulsante di novità e sorprese: è quello efficace, diretto, asciutto, tipico della cronista che scrive in piedi in aule di tribunale affollate mentre il magistrato sentenzia e colpevoli e familiari sbottano maledicendo l’ingiusta giustizia. Non c’è tempo, il pezzo va dettato, così come il lettore si tuffa nella storia gialla: la Morte, del resto, non attende.
Siamo a Ischia, nell’hotel più lussuoso, dove le beghe familiari rincorrono quelle di una Dynasty campana di palazzinari arricchiti e imborghesiti, finchè la decana, o meglio la Sultana, vola in piscina morta ammazzata. Chi è stato? Eh, la giornalista ficcanaso Annaluce (nomen omen) ha le sue intuizioni, ma l’indagine è spostata anche nell’entroterra, nella città che non dorme mai, dove anche i femminielli possono suscitare le più grandi passioni. E per questo vengono ammazzati. Eccole le rogne per il commissario gianduiotto, sempre più affascinato da una Napoli che ti fa innamorare più delle avventure hard boiled di Attilio Veraldi. Napoli è femmina dice l’alter ego della Carlomagno, che nella città del Vesuvio ha vissuto gli anni felici della formazione universitaria, venendo a contatto con quella realtà camorristica che tutti vedono e che molti fanno finta di non vedere. In Piera (ci permettiamo, suvvia, un minimo di confidenza) ritroviamo oltre i personaggi caratterizzati anche l’ambiente, i contesti ricordano la Barcellona di Montalbàn e la Marsiglia di Izzo o la Orano di Camus. Insomma, sempre di morti, intrighi, misteri e metropoli parliamo. E di dialetto, sapori, odori, colori (riecco Izzo) che arricchiscono una storia congegnata come un orologio svizzero (un ossimoro letterario nella città della fantasia per eccellenza).
Avviso ai lettori: non dimenticate l’ironia di Piera, ricorda per certi versi la prima spassosa Claudia Piñeiro, con quei sorrisi strappati tra le righe di un’umanità variegata. E sorprendente. Non ve ne pentirete. risente della commedia dell’arte e dello spirito sempre vivo tipico di chi è campano, abituato all’istintiva arte della sopravvivenza.

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