La società cilena vista dalla prospettiva del crimine e da Julia Guzmán

La narrativa criminale o poliziesca come è noto vive un buon momento nella letteratura. Essendo un genere frequentato sporadicamente dagli autori cileni, è diventata una prospettiva ricorrente per osservare il divenire della nostra società neoliberista, afflitta da crimini e delitti che rappresentano le radici più oscure del potere che governa, dalla politica all’economia. Un esempio di questo sono tre romanzi di recente pubblicazione: “Giochi di cattivi” di Julia Guzmán Watine, “Deserto” di Daniel Plaza e “Frammenti di un crimine” di Max Valdés Avilés.

Vediamo il primo romanzo, ‘Giochi di cattivi’, crimini nella pacifica provincia.

La copertina del romanzo della scrittrice cilena.

Giochi di cattivi, crimini nella pacifica provincia.
Il romanzo di Julia Guzmán ci introduce Miguel Cancino, un detective dilettante che, in assenza di un buon portafoglio di clienti, riesce a sopravvivere con i profitti ricavati da una libreria di testi usati. È per molti versi un soggetto marginale che sopravvive al rigore della capitale e che trascina una sorta di fallimento esistenziale dalla sua Talca nativa. La monotonia dei suoi giorni si rompe quando gli giunge la notizia che Magda, una vecchia compagna di studi che chiede aiuto per trovare il marito, scomparso lo stesso giorno del recente matrimonio. Magda è stata trovata sedata all’interno della vettura in cui gli sposi hanno viaggiato, e di José Ignacio Latorre, il marito, non c’è traccia. Cancino accetta di tornare a Talca per indagare il destino di Latorre, e in quel viaggio il detective incontrerà diversi compagni della sua infanzia e della sua gioventù, tutti i tipi che sono riusciti ad accumulare le loro fortune sotto la sfera delle influenti e ricche famiglie. Poco dopo, ecco apparire il cadavere del Latorre scomparso, ritrovato sul greto di un fiume, ma Magda chiede a Cancino di lasciare l’indagine.

Talca, captale dell’omonima provincia cilena, conta 220mila abitanti.

Tuttavia, Miguel Cancino è un segugio testardo e anche se sa che viaggia su terre paludose dove può finire intrappolato, insiste nel suo lavoro e comincia a sospettare nel padre della sua amica, Don Feña, un ricco proprietario terriero che vive come un signore feudale grazie al denaro ottenuto al tempo della dittatura di Pinochet, di cui era un collaboratore attivo ed entusiasta. L’indagine non è facile, ma alla fine il detective scopre che la morte di Latorre ha cercato di nascondere un negoziato oscuro legato all’acquisto di terre di basso valore e la richiesta di un prestito miliardario. Il delitto, come Cancino riflette ad un certo punto del romanzo, è “si mimetizza in una classe di privilegiati e resta marcio per centinaia di anni, nel nome di denaro sporco”.

La scrittrice cilena Julia Guzmán Watine.

Julia Guzmán (1975) è una delle poche scrittrici cilene che fino ad oggi ha osato entrare nel genere criminale, costruisce una storia ben ordita e attraente, che cattura l’interesse del lettore. Con brevi e decisi colpi riesce a disegnare la personalità del suo protagonista, il detective Cancino, e gli altri attori del romanzo. Non solo, evidenzia nelle sue descrizioni alcuni aspetti della vita di una città di provincia come Talca e come il potere economico costruisce le sue reti attraverso la complicità di direttori di banca, procuratori corrotti e altri rappresentanti dell’alta società talquina. “Giochi di cattivi” è un romanzo che piacerà ai fan della narrativa poliziesca, un classico ed efficace esempio, come Raymond Chandler ha detto, nel portare alla luce “la sporcizia che è nascosta sotto i tappeti”. Un primo romanzo ben realizzato da parte di Julia Guzmán, che lascia intravedere nuove storie dal detective del libraio.

 

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