La commedia di una madre di Guillermo Piro

L’ultimo romanzo di Guillermo Piro (Avellaneda, Argentina, 1960) ottiene un largo consenso e senza ombra di dubbio esce vittorioso da una sfida con cui oggi molti narratori si misurano: come rendere unico e originale ciò che forse è già stato raccontato innumerevoli volte. La comedia de una madre, titolo proposto nel mercato ispanofono nel 2017, è un avvincente romanzo apparso per la collana di letteratura noir Negro Absoluto, diretta da Juan Sasturain.

Il romanzo presenta infatti il sentimento più arcaico e intenso che possa esistere, l’affetto che una madre prova nei confronti di un figlio, e si serve dei meccanismi del giallo per mantenere vigile l’attenzione del lettore. Nulla di morboso, nulla di esecrabile esiste nella purezza di questo sentimento che stride di fronte alla brutalità del delitto apparentemente compiuto dal figlio, accusato di essere uno stupratore seriale. Questo gioco di contrasti punteggia tutta la vicenda e diventa l’elemento caratteristico del romanzo. Piro gioca costantemente e in modo assai sottile su due piani narrativi, ciò che appare e ciò che è. Vi è un equivoco alla base della condanna ingiusta e la vittima stessa di questo scambio d’identità balbetta una debole difesa alludendo senza esito alla doppia verità evidente per lui, non appena gli sbirri lo ammanettato. Raimundo Curcio, tale è il nome del malcapitato, associa l’episodio incomprensibile ad una vicenda dai contorni kafkiani e tenta di convincere con questo argomento letterario i poliziotti che lo conducono dietro le sbarre. Inutile risulta essere nell’economia della storia, ma per il lettore quel riferimento funziona da stimolo a procedere nella lettura andando alla ricerca di altre assonanze letterarie. Non mancano e i lettori più esperti potranno apprezzare brevi citazioni e due storie più articolate. Sono piste interpretative che illuminano le scelte e le condotte dei personaggi.

La copertina del romanzo di Piro.

La trama diventa un pretesto per affrontare tematiche attuali, quale l’impatto dei mezzi di comunicazione nel condannare a priori e senza esitazioni un indagato privo di alibi. Oppure l’annosa questione della giustizia che garantisce sconti di pena a rei in grado di versare parcelle consistenti agli avvocati di grido, ma abbandona un semplice cittadino con poche risorse e si mostra sorda ai reclami più insistenti e concitati di chi si è mostrato sempre ligio alle regole del vivere civile, tanto da non avere prove della non colpevolezza. Chi potrebbe mai tenere un registro costantemente aggiornato dei movimenti di un giovane uomo, incline alla poesia e incline alla vita abitudinaria? Da questa riflessione, che il narratore mette in bocca ad Angelica Casao, protagonista del romanzo, ha inizio una lunga riflessione che Guillermo Piro presenta sull’amore materno e sulle risorse che una madre è capace di raccogliere dovendo dimostrare di aver ragione. Non esiste porta alla quale non busserà o che non varcherà nella silenziosa ricerca della verità. E nel tentativo di ottenere giustizia, Angelica diventa un attrice consumata, pronta a recitare la sua parte:  “Angélica Casao no fue la excepción. Más bien todo lo contrario: su participación en los hechos resultó de una previsibilidad escalofriante, cada palabra, cada gesto parecía sacado del inventario de palabras y gestos del típico comediante.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *