Fratelli coltelli in ‘Rosso Barocco”

Chiamatela scommessa a quattro mani. Se volete andare a spasso nel tempo ma senza muovervi, non potete sbagliare. Il romanzo ‘Rosso Barocco’ (Ed. Newton Compton, euro 9.90) della premiata ditta Max e Francesco Morini è lì, basta afferrarlo e leggerlo senza pause di sorta.

Sia chiaro: non è una lettura impegnativa. Almeno all’apparenza. E sì, perché questa coppia di tenui romanacci da esportazione narrativa giocano con la verve umoristica che ha costellato finora la loro professione, affondano le proprie radici nella vis comica di latina memoria, spaziano nell’arte che fu (la rivalità tra Bernini e Borromini nella fattispecie, dopo l’esordio con ‘Nero Caravaggio’), giocano con esperienza sui luoghi comuni italioti (il commissario milanese trapiantato nella Città Eterna) e del mondo del giallo (Ettore Misericordia e l’assistente Fango sono detective dilettanti, dove l’ultimo è la spalla del brillante Sherlock di turno) facendo affiorare sorrisi tra le pagine.

Siamo a Roma, ai giorni nostri, e viene ammazzata una studentessa seguendo un modus operandi che richiama, chissà come e perché, l’antica rivalità tra i due geni del Barocco che a Roma vissero dispute e committenze professionali.

A volte l’intercalare romano caratterizza dialoghi e trama, ti catapulti nella romanità, ti aggiri nella storia dell’arte, e questa pare resti una griffe della coppia consanguinea, che ammette che una parte della loro mission è quella di promuovere e diffondere il patrimonio artistico e architettonico dell’Urbe, al pari di snellire il giallo nella sua architettura narrativa seppure i pilastri su cui si fonda restano quelli inglese, col suo whodunit e le sue regole ferree (Van Dine docet).

Amore per l’arte e passione per il giallo classico si fondono, dimostrando entrambi che Misericordia e Fango sono sì costruiti a tavolino ma proiettano l’ego dei due autori. La vera sfida forse non sarà nel tempo (breve) di scoprire chi è l’assassino dei loro gialli ma chi Max e Francesco interpretano, se il cavaliere bianco Misericordia o l’alter ego-spalla Fango.

La lettura scorre facile e veloce, strappa sorrisi epicurei, anche perché i due fratelli scrittori ballano e duettano molto tra di loro (anche e soprattutto durante le presentazioni), preferiscono la forma dialogica al quadro narrativo schematicamente omologato (meglio raccontare o descrivere?) e puntano senza fronzoli a diventare la coppia del giallo italiano. Fruttero e Lucentini sono avvisati. Noi anche.

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