Quadranti: “Tutti i colori del giallo ha anima italiana e sincronia svizzera”

Ha l’anima italiana e funziona alla meraviglia come i maggiori strumenti sincronici di griffe elvetica. Lui è il festival Tutti i colori del giallo che si svolge a Massagno, nel Canton Ticino, dal 2005, alternando il fascino della lettura dei romanzi con la suggestione delle immagini del cinema. Fabrizio Quadranti ne è l’anima, ma non è solo il demiurgo del festival, in queste terre è stato anche il direttore delle scuole di Massagno per trentaquattro anni, ora è in pensione e non fatica a descriversi come un lettore felice e sempre appassionato al genere. Non ha perso il vizio (e la virtù) di scrivere, collaborando col settimanale ‘Cooperazione’ e al portale ‘Gas, Gente che accende la società’, all’indirizzo www.gas.social.

Il festival Tutti i colori del giallo è tra i più longevi in circolazione. Qual è il segreto del vostro successo?

A mio modo di vedere sono diverse le ragioni di questo successo. Da una parte siamo andati ad occupare, parlo del 2005, uno spazio in Ticino rimasto scoperto, la presentazione di scrittori. Di più: autori legati al giallo, un genere che ha inanellato un successo crescente, anno dopo anno. Non bastasse, abbiamo sempre avuto una grande attenzione nella scelta degli ospiti, valutando quale criterio primario la qualità della scrittura. Il nostro obiettivo non era (e non è) quello di organizzare una bella serata ma quello di indurre alla scoperta-lettura di autori meritevoli. Il successo non arriva tanto dagli applausi alla fine della serata ma nel corso dell’estate successiva, quando incontri casuali con partecipanti vengono introdotti da un «che bravo scrittore ci avete fatto conoscere, l’ho letto tutto». Il marchio di qualità arriva dalla scrittura degli ospiti. Poi non dimenticherei la bravura dei presentatori-giornalisti sul palco, che vengono sempre scelti in base a parametri precisi (affinità con l’intervistato, competenza, bravura nell’oralità davanti a 300 spettatori). Infine ma non ultimo l’aspetto cinematografico: avere a disposizione lo schermo più grande del Canton Ticino era occasione troppo ghiotta per non approfittarne. Grazie a Gino Buscaglia, un monumento della critica cinematografica in Ticino, in ogni edizione abbiamo proposto capolavori vicini visibili solo sul piccolo schermo, rarità di pregevole fattura, inediti per gli schermi ticinesi, dato che da noi non arrivano tutte le pellicole che vengono proiettate oltre frontiera.

Gli scrittori Ian Manook e Roberto Costantini.

In che contesto locale è nato nel 2005 il festival del giallo? C’era scetticismo o curiosità?

Entrambi: scetticismo e curiosità. Poi già dalla prima serata (Santo Piazzese il nostro primo ospite), dal tipo di partecipazione del pubblico, si è subito capito di aver fatto centro. In sala abbiamo avuto una rappresentazione precisa e completa della società ticinese, con un pubblico variegato (dal politico di destra a quello di estrema sinistra, dal giovane all’ottuagenario, dall’avvocato al disoccupato) unito dalla passione per questo tipo di narrativa. Il merito è ovviamente tutto del genere.

Il festival è nato all’interno di un progetto di marketing territoriale o invece è frutto della vostra passione per la letteratura di genere?

E’ nato dalla passione per questo tipo di letteratura. Poi ovviamente abbiamo dovuto agire anche di marketing, almeno per le prime edizioni. Ora potremmo anche evitare qualsiasi tipo di pubblicità: i biglietti vengono già ricercati tre mesi prima della manifestazione ed in pratica risultano venduti tutti in pochissimo tempo.

Il festival è interamente organizzato dalla commissione cultura del Comune di Massagno o c’è anche l’interazione con associazioni private?

E’ interamente organizzato dalla Commissione, che ha saputo trasformare tutte le riunioni in piccole festosi incontri tra amici.

Il cinema Lux durante il festival conta sempre il tutto esaurito.

Quanto è cambiato il pubblico dal 2005 a oggi?

Non sono in grado di definire un preciso cambiamento intervenuto. Certo fra gli apacionados, quelli che si sono persi poche serate in questi quindici anni, è aumentata la conoscenza del genere, per cui i riferimenti e raffronti fra i diversi autori si sono «affinati». Ma questo è un bene per la manifestazione tutta. Un altro cambiamento, che mi rende abbastanza fiero, è che adesso non abbiamo più bisogno del gran nome, del richiamo imperdibile. Ora possiamo benissimo presentare scrittori pochissimo conosciuti ma ugualmente bravi. L’importante è la presentazione completa dello scrittore e non il lancio del prodotto appena pubblicato. Abbiamo anche presentato scrittori che non avevano alcuna novità in corso. Altro cambiamento di non indifferente portata è l’avvento del web: con il nostro sito (www.tuttiicoloridelgiallo.ch) non solo permettiamo di riascoltare gli interventi, avere una testimonianza fotografica di quanto avvenuto, vivere in differita le serate., manteniamo anche un costante contatto con il pubblico.

Come avete cercato di cambiare le proposte dopo 14 edizioni?

 Risposta banale: il nome degli ospiti, innalzando sempre di più il livello Questo per rispondere alle aspettative crescenti del nostro pubblico. Nel tipo di impostazione invece ogni anno avvengono dei piccoli-grandi aggiornamenti, anche logistici. Aspetti collaterali che però nel loro piccolo diventano importanti senza che ce ne si accorga. Penso ad esempio alla ripresa in diretta e immediata proiezione su grande schermo del palco. Nei primi anni non c’era, oggi sarebbe impensabile farne a meno.

Ad oggi in terra svizzera quanti festival di genere vi sono?

In Svizzera non lo, in Ticino di manifestazioni specifiche legate al giallo a parte la nostra non ve ne sono. Anche se poi in altre occasioni arrivano ugualmente scrittori di giallo (penso a Chiasso Letteraria, a Passaparola, ecc…).

Lo scrittore toscano Giampaolo Simi.

Nei vostri appuntamenti le sale sono sempre gremite: bravi gli autori ad avere appeal o il pubblico del posto ha fame di cultura e conoscenza?

Penso che siano proprio questi i due fattori decisivi.

Siamo nel Canton Ticino, terra svizzera ma anche con anima italiana: il festival rappresenta l’orgoglio tricolore in Svizzera o invece, giocando con gli stereotipi, è la fusione tra la passione italiana e la proverbiale capacità organizzativa elvetica?

Buona la seconda. Con il valore aggiunto della cultura ticinese, che è chiaramente italiana.

Nel festival avete sempre privilegiato l’aspetto multidisciplinare, abbracciando le varie forme artistiche, colorate di mistero, andando dalla letteratura al cinema. È una scelta che premia?

Nel 2005 la scelta era obbligata. Infatti nel nostro comune c’è un cinema dall’appeal particolare: il Lux è stato di fatto la sala d’essai del Ticino tutto. Su questo grande schermo abbiamo scoperto Bunuel, Godard, Bergmann, Fassbinder… Impensabile organizzare una manifestazione culturale a Massagno senza coinvolgere il cinema Lux. Per questo abbiamo subito avuto un riguardo speciale al mondo cinematografico che, diciamolo, al genere ha pure offerto diversi capolavori. 

Star anche tra i moderatori, qui il giornalista e scrittore Luca Crovi presenta Ian Manook.

Ad oggi quali le maggiori difficoltà organizzative?

C’è aria di crisi anche in Ticino e le difficoltà maggiori consistono nel trovare gli sponsor… 

Chi sono i suoi maggiori collaboratori per organizzare il festival?

La commissione è composta oltre che d ame stesso, da Raoul Rota, Catherina Sitar, Olmo Cerri, Giacomo Jaggli,  Stefano Crivelli, Andreoli Tiziano, Tobias Aus Der Beck, Beatrice Lundmark, Monica Pozzi. Ognuno con la sua forza e competenza, il suo raggio di azione speciale e tutti hanno un entusiasmo contagioso.

L’ultimo libro letto?

Due, neanche farlo apposta di due grandi ospiti a Massagno: «Negli occhi di Timea» di Luca Poldelmengo, un thriller bellissimo per originalità, ritmo e linguaggio (oltre che per il suo tema di fondo, quanto mai attuale: quanta libertà siamo disposti ad offrire in cambio della sicurezza?). Il secondo: «La paura nell’anima» di Valerio Varesi. Il primo vero manifesto del giallo sociale, con Varesi andiamo appunto nell’anima sempre più paurosa, della società d’oggi. E nelle pieghe delle sue conseguenze.

Il film cult?

Lasciando stare Alfred Hitchcock, insuperabile, riservo un posto speciale a «Mystic river» di Clint Eastwood. Poi «Duel» di Steven Spielberg, «Rapina a mano armata» di Stanley Kubrick, «La promessa» di Sean Penn, «Il mistero del falco» di John Huston, «L’infernale Quinlan» di Orson Welles. Questo per citare i titoli passati nel nostro festival…

Anticipazioni del prossimo festival nel 2019?

Quest’anno il genere è stato in pratica dominato dalle figure femminili. Nuove eroine si sono affacciate per la prima volta e, visto il riscontro, vi sono da attendersi conferme. Il fatto è che diverse di queste protagoniste sono state presentate e descritte anche da autori maschi: Maurizio De Giovanni, Michael Connelly, Piergiorgio Pulixi, Gian Maro Costa… Noi quest’anno si vuole dare voce alle autrici.

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