Tremate, ora la Capitale ha il suo festival: Neroma

Mancava Roma. Ma ora c’è. Nel panorama dei festival letterari dedicati ai generi giallo e noir le grandi città hanno sempre faticato a ritagliarsi un proprio spazio, forse perché il mistero nel Bel Paese è più sinonimo di provincia che di metropoli, fatto sta che il gruppo della Pro Loco Roma Capitale ha tirato fuori dal cilindro il festival Neroma, andato in scena con un ricco cartellone dall’11 al 14 ottobre, utilizzando come location la propria sede.

Tra gli artefici di questa kermesse la responsabile della cultura della Pro Loco Roma, l’avvocato Simona Teodori, che insieme alla presidente Lucia Rosi, al direttore artistico Fabio Mundadori, all’uomo del marketing Mauro Abbondanza -nonchè vicepresidente dell’associazione stessa- ha tirato su questo invidiabile cartellone per un’edizione uno che lascia presagire un bis di livello.

Simona Teodori (in primo piano), insieme al direttore artistico Fabio Mundadori.

Il giallo e il noir sembrano una caratteristica della dimensione provinciale italiana: da una parte le ambientazioni narrative in realtà territoriali circoscritte e da un’altra i festival che vi proliferano. Voi siete partiti con un festival metropolitano, colmando un vuoto che nella Capitale esisteva da diverso tempo. Come è nata l’idea?

Io credo che il giallo e il noir abbiano un carattere universale. Protagonista è sempre la vicenda narrata che veste di volta in volta connotazioni diverse in base all’ambientazione. Il giallo – o il noir –  in provincia è affascinante, in città è magnetico. La magia è sempre nelle dinamiche straordinarie del genere. Per questa ragione io – nata e cresciuta a Roma – ho sentito l’esigenza di creare anche nella Capitale un festival letterario che mettesse sotto i riflettori il genere noir, giallo e thriller. Nella qualità di Responsabile del Dipartimento Cultura della Pro Loco di Roma capitale ho deciso di portare questa idea in sede di direttivo per inserirla nel calendario dei progetti culturali. La mia idea è stata accolta anche da Fabio Mundadori, il quale ha rivestito l’importate ruolo di direttore artistico.

 Come giudichi questa prima edizione?

Abbiamo messo molta energia nella prima edizione e siamo stati molto ben ripagati dall’eco e dal successo della manifestazione. Naturalmente abbiamo vissuto Neroma 2018 come un esperimento “pilota”, passibile quindi di tutti i miglioramenti e le modifiche necessari.

Quali sono state a tuo avviso le pecche organizzative su cui intervenire in modo più deciso?

Sicuramente il desiderio di avere molti ospiti ha portato ad una massimizzazione eccessiva dei tempi che il prossimo anno mireremo a mitigare concedendo maggior respiro a ciascun autore e al pubblico. Inoltre per la prossima edizione, già godendo del patrocinio del Comune di Roma, della Regione Lazio e delle Biblioteche di Roma, saremo messi in evidenza anche dalle stesse istituzioni patrocinanti, forti dell’esperienza passata beneficiando di una maggiore promozione.

Alcuni ospiti della kermesse, tra cui Matteo Strukul e Paolo Roversi.

 

Roma è una città internazionale, per la prossima edizione è prevista la presenza di un autore straniero di prestigio?

Naturalmente saremmo favorevoli ad ospitare un autore straniero ed è per questa ragione che siamo aperti alla selezione di sponsor che permettano al Festival di crescere a beneficio del pubblico.

Roma sembra che arrivi sempre in ritardo rispetto al mondo editoriale e letterario italiano, lo dimostra che prima di varare la rassegna ‘Più libri più liberi’ esistevano già realtà di festival consolidate (tipo Torino o Mantova). Perché secondo voi?

Non saprei davvero rispondere, tuttavia questo dato ci offre un’occasione per riflettere e per attivarci quanto più possibile al fine di promuovere il mondo letterario ed editoriale. Roma deve essere sollecitata in tale direzione e ci auguriamo che le istituzioni ci vengano in aiuto, sostenendo a loro volta con adeguata pubblicizzazione le manifestazioni come Neroma.

Il logo dell’evento.

 

Esiste una ricetta magica per invogliare alla lettura il popolo italiano?

Non credo nella magia quanto nell’impegno. Nella fattispecie mi riferisco a quello degli “addetti ai lavori” per promuovere la lettura e la passione per i libri. E’ essenziale che l’attaccamento alla lettura coinvolga bambini, ragazzi e adulti di tutte le età. Dalla scuola, fino alla nascita spontanea di biblioteche di quartiere che resistono (e la scelta di questo vocabolo non è casuale) grazie all’impegno di pochi volontari la chiave per avvicinare le persone alla lettura è l’interesse. E’ necessario accendere l’interesse coinvolgendo emotivamente il pubblico come parte attiva. Perché un libro è un compagno di vita straordinario che siede al nostro fianco con discrezione. Senza dimenticare che leggere ci rende liberi, ci insegna a pensare e ci propone spunti di riflessione, sempre.

Perché la letteratura gialla e noir gode di buona salute nel panorama editoriale italiano in un momento in cui i dati sulla lettura non sono proprio incoraggianti?

A mio avviso perché offrono una via di fuga emozionante e in un certo qual modo esorcizzano anche le nostre paure.

Uno degli ospiti più attesi, lo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni.

 

Personalmente, quanti libri leggi in un anno?

Come Responsabile del dipartimento cultura della Pro Loco di Roma capitale ne ho letti moltissimi anche in vista delle numerose presentazioni che si sono svolte nella nostra sede. Per ora ho superato la trentina e ne sto ultimando altri due.

Chi sono i tuoi autori preferiti?

E’ come chiedermi se voglio più bene a mia madre o a mio padre. Io adoro la letteratura russa: Tolstoij sopra tutti. Amo Jane Austen e le sorelle Brontë, Maupassant, Pirandello e questo per i classici. Poi il mio grande amore va a Erri De Luca, Benedetta Cibrario, Stefano Benni, Barbara Frale eppure mentre faccio questo elenco so bene che ne sto tralasciando moltissimi. Quest’anno ho conosciuto, poi, alcuni autori magnifici: Luigi Romolo Carrino, Alessandro Berselli e Marilù Oliva.

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