Ezio Gavazzeni: “Il segreto di scrivere? Leggere, leggere, leggere…”

Ezio Gavazzeni è uno scrittore milanese, una penna matura che sforna thriller intriganti e appassionanti. La gavetta è quella vecchio stile, tanta lettura e tanta palestra, infatti tra la metà degli anni ’80 e i primi del 2000 ha lavorato per diverse redazioni di periodici (Il Mondo, l’Europeo, Capital, Donna Moderna, Photo, Elle, Marie Claire) occupandosi della correzione di bozze e revisione testi, poi negli anni ’90 e fino al 2001 si è occupato della correzione bozze delle collane Mondadori, dai Gialli Mondadori, Urania, i Romanzi, Best Seller fino a Segretissimo, poi è stato redattore e coautore ha legato il proprio nome alle guide di viaggio Portogallo Madeira e l’Azzorre, Grecia 2 isole greche, Parigi, Milano per la Mondadori e finalmente, inteso come alla fine, arriva il suo esordio nella narrativa con il noir Big Muff  (WLM, 2012) dove ottiene un buon successo di critica, poi nel novembre 2014 pubblica il suo secondo romanzo di genere thriller, Corpi di Confine (WLM 2014), poi a settembre 2015 cambia editore e pubblica il romanzo ‘Motel 309’ (Eclissi), prima storia con protagonista Manlio Rune, ad agosto 2016 pubblica il suo quarto romanzo, Le belle donne non sanno che farsene dei bravi ragazzi (Omicron Edizioni); ad aprile 2017 esce dalla stampa, per i tipi della Eclissi, ‘Il tempo non dimentica’, poi a settembre 2017 ecco ‘Piano Caos’ (Omicron); ad aprile 2018 pubblica il romanzo ‘Rosso Notte’ (Eclissi), terza storia con protagonista Manlio Rune. E intanto non si ferma nemmeno la sua passione narrativa per le short story, finalista com’è in tanti concorsi nazionali.

​Ma che significa scrivere per uno come lui?

Scrivere è un bel lavoro, soprattutto quando qualcuno ti dice che ha apprezzato il tuo testo e che la tua storia l’ha intrigato. Credo che ciò che identifica la scrittura e lo scrittore sia la capacità di far sognare il lettore. Quando questo avviene allora possiamo dire di essere arrivati a sfiorare, anche solo per un momento, il significato della parola scrivere. Quando questo avviene allora possiamo dire che abbiamo svolto bene il nostro lavoro di scrittori.

Hai una lunga carriera (anche se forse il termine più positivamente adatto è gavetta) alle spalle come lettore, selezionatore ed editor. Quanto resta utile anche nell’oggi bombardato dall’informazione veloce e tronca leggere e analizzare e studiare chi scrive?

La professionalità ti rimane sempre attaccata. Sento di autori che non rileggono i propri testi, che non si preoccupano di documentarsi e danno per scontate situazioni, le tecnologie descritte e aspetti della trama. Questo non è gestire un testo. Molti cedono che scrivere sia solo l’atto di mettere sul foglio una storia ma scrivere è ben altro. Scrivere significa avere una storia in testa, documentarsi, scegliere dei personaggi e farli interagire ma il lavoro non finisce qui. Una volta terminato il testo comincia la rilettura e la correzione e, soprattutto, la verifica delle fonti e delle informazioni che hai inserito nella storia.

Oggi sembra che nel mondo del giallo gli autori siano costretti per esigenze del pubblico a creare un personaggio seriale. Anche tu, seppure ami spaziare molto con gli argomenti che affronti, hai ceduto e hai un tuo personaggio. Perché questo?

Il mio personaggio si chiama Manlio Rune. Credo che il personaggio seriale sia quasi un’esigenza se scrivi dei gialli/noir. Alla fine diventa una proiezione del tuo occhio, della tua mente e fidelizza il lettore che vuole saperne sempre di più. Manlio Rune alla fine diventa un amico, un po’ ingombrante, ma sempre un amico di cui non condividi tutte le sue scelte, il suo carattere ma che comunque fa parte di te e speri sempre di più lettori.

Il tuo personaggio Manlio Rune cosa ha di diverso rispetto agli altri protagonisti seriali dei romanzi di genere?

Di diverso non lo so perché non posso aver letto tutti i personaggi di tutti gli autori ma qualcosa so che volevo evitare a lui e a me. Non volevo un personaggio istituzionale tipo commissario, ispettore, magistrato e via così. La professione di Rune è: investigatore per le assicurazioni “ma accetta anche casi in proprio”, e proprio questi ultimi sono i più interessanti per le sue storie. Rune alla fine sceglie i casi perché sente d’avere un’empatia con chi gli sottopone il proprio problema, forse questa è la sua vera caratteristica, al di là dei suoi difetti, alla fine cerca l’umanità nell’umanità e in questo viaggio si contamina, si sporca, direbbe qualcuno, e questa forse è la sua cifra migliore che lo fa amare.

Tu hai scritto anche testi di marketing e turistici: quanto sono formative queste esperienze narrative per poi affrontare un romanzo?

Come ti ho risposto sopra, la professionalità. Lavorare a un testo divulgativo, rivolto al pubblico che cerca delle informazioni, ti regala la forma mentale per organizzare i tuoi scritti. Nel mio lavoro sono piuttosto organizzato, ho rispetto del testo che sto scrivendo e di chi lo leggerà e questo credo sia il lascito che, i tanti anni in redazione alla presa con opere di ogni genere tipo: guide di viaggio, enciclopedie, gialli, fantascienza ecc., mi ha lasciato.

Spazio e tempo: due elementi fondamentali per creare una storia. Come li contestualizzi e che metodo usi per catapultare il lettore nella tua storia?

Utilizzo i salti temporali. Passato e presente che convivono. Capitoli con ambientazioni e temporalità diverse che s’intrecciano fino a creare la storia completa.

Spesso le tue storie affondano le radici nelle pieghe della realtà. Quanto secondo te il romanzo giallo e noir deve abbracciare il Verismo italiano?

Non parlerei di Verismo nelle mie storie ma piuttosto di attualità. Credo che il romanzo giallo/noir oggi non possa essere un puro esercizio della fantasia ma debba sforzarsi di leggere la realtà e di interpretarla, certo in chiave d’intrattenimento, ma sempre con uno spiraglio aperto alla cronaca. Se non dovessimo sforzarci in questo modo, intendo noi autori, si rischia di creare un mondo artificiale che insegue l’artificio per chiudere una situazione o una storia invece di stupire il lettore con riferimenti all’attualità. E non regge nemmeno la scusa che la realtà sia in qualche modo monotona, per citare qualche notizia presa dai giornali: traffico di rifiuti, di persone, armi, truffe, oleodotti che attraversano l’Asia sempre più preda degli oligarchi di ogni risma e potrei andare avanti a lungo. 

L’utile vero e interessante di manzoniana memoria in che modo rivivono nei tuoi romanzi?

L’utile e il vero devono convivere nelle storie ancora oggi, l’attualità deve essere lo spunto per le storie e da lì in poi tutto è lecito, con la fantasia intendo.

Tu conduci anche un laboratorio di scrittura creativa: quali i consigli a chi approccia alla scrittura?

Leggete, leggete, leggete… scrivere arriva dopo. Un bravo scrittore è prima di tutto un bravo lettore stupito e meravigliato dalle storie che legge e solo in un secondo momento sente l’esigenza di scriverne a sua volta. Ma allora deve impararne e acquisirne le tecniche.

Il romanzo che ti ha dato più soddisfazioni e quello a cui ti senti più legato.

Ma… i figli sono tutti diversi e amati allo stesso modo. Amo Corpi di Confine per alcuni personaggi che vivono tra quelle pagine e tutti i romanzi con Rune protagonista.

Progetti futuri come romanziere.

C’è un thriller che sto terminando e poi un altro romanzo con protagonista Rune.

Come giudichi lo stato dell’editoria nazionale? E quella del giallo?

Il genere “Nero” è oggi quello vende di più intendendo con questo termine ampio il Thriller/giallo/noir. Lo stato di salute di questo genere mi sembra ottimo, in giro ci sono parecchi bravi autori, soprattutto in Italia e credo che il filone non sia assolutamente esaurito. Se mi chiedi lo stato dell’editoria io vedo piccoli editori che faticano a sopravvivere e che magari lavorano parecchio alla ricerca di nuovi autori, e una grande editoria che alle volte mi sembra sia affetta da autismo. Mi spiego, se una storia funziona, da quel momento in poi comincia, da parte dei big, una saturazione del mercato con storie simili alla prima che altro non sono che cloni di poco valore ma che occupano spazio e visibilità a chi invece tenta di crearsi una visibilità. In poche parole il mercato e le sue leggi dominano sovrane e qui credo che una certa responsabilità sia da imputarsi alla politica e al suo comportamento miope. Non opporsi, da parte dei vari governi, in modo chiaro alle grandi concentrazioni editoriali è il vero peccato originale del panorama editoriale italiano.

Chi è Ezio Gavazzeni?

Che dire, Ezio Gavazzeni è una persona normale che ama leggere e cenare con gli amici. Ascoltare jazz, andare in bicicletta e… scrivere. La mia produzione letteraria consiste oggi in sette testi che spaziano dal noir al Thriller passando anche per il Pulp.

 

 

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