Ernesto Mallo di BAN!: “Oggi realtà e narrativa si influenzano”

Negli ambienti letterari argentini, le attività che coinvolgono scrittori di romanzi gialli e noir sono molteplici, il che conferma la preferenza per questo genere tra i lettori. Nella città di Buenos Aires, nel tradizionale Centro Culturale San Martín, sulla centralissima calle Corrientes dal 2012 Ernesto Mallo, scrittore e regista, mette i suoi contatti e le sue esperienze al servizio di BAN!, Buenos Aires Negra, festival internazionale dedicato alla letteratura noir  molto quotato. Quando gli organizzatori comunicarono la cancellazione del Festival per il 2017, dovuto alla mancanza di finanziamenti pubblici, molte voci di protesta si fecero sentire. La buona notizia è che ad ottobre del 2018 Ernesto Mallo, trasferitosi da qualche anno a Barcellona, torna nella sua città natale per dirigere la sesta edizione del Festival BAN! 

L’intervista è stata condotta quando i riflettori sulla prima edizione di BAN! si erano appena spenti e ripercorre la nascita di questa importante rassegna letteraria, nel luglio 2013. 

Come è nato BAN!?

L’idea di lanciare BAN! matura a marzo del 2012 e a giugno variamo la prima edizione del Festival, grazie agli sforzi di tre organizzatori. Le autorità cittadine e il Centro Culturale San Martín hanno rilasciato le autorizzazioni in ritardo. La nostra è stata una corsa contro il tempo.

Quali saranno le novità della seconda edizione?

Avremo un maggior numero di collaboratori e potremo occuparci meglio della diffusione. Per la prima edizione avevamo previsto sempre due attività in parallelo, ma per il 2013 abbiamo preferito concentrare il pubblico lungo un’unica serie di attività. A Buenos Aires, la concorrenza in materia di offerta culturale è forte e noi abbiamo deciso di privilegiare la qualità. In un mondo tanto sconvolgente come quello in cui viviamo, creare bellezza è rivoluzionario. La qualità resta sempre un obiettivo, al pari della tematica. Invitiamo gli autori a seconda della loro qualità letteraria, lasciando perdere fattori quali la loro popolarità. La letteratura non è, né deve essere un’arte per la massa, si rivolge invece ad un pubblico composto da opinion leaders. Questo è molto importante.

Quali sono le caratteristiche fondamentali di BAN!?

L’elemento caratteristico fondamentale e originale di BAN! è la presenza tra gli ospiti di persone che sono in rapporto con la delinquenza reale: giudici, poliziotti, procuratori, medici forensi, delinquenti. Nel 2012 abbiamo accolto due ladri che hanno scassinato banche. Entrambi hanno poi pagato il loro debito con la società, sono venuti a raccontarci le loro esperienze. Abbiamo messo in scena anche una simulazione di un processo, coinvolgendo esponenti del potere giudiziario. Hanno partecipato giudici, procuratori, poliziotti, membri della giuria per presentare un caso reale. Durante le giornate di BAN! intendiamo mostrare come la vita reale e il crimine narrato nella finzione subiscono reciproche influenze. Ormai al giorno d’oggi non conosciamo più il confine tra l’uno e l’altro. I mezzi di informazione trasformano le notizie in finzioni. Non ci offrono più informazioni pure. I mezzi sono asserviti ai diversi poteri, si sono trasformati in mezzi di potere e trasmettono notizie allineate con le indicazioni che ricevono dall’alto. Non si riesce quindi a conoscere la verità, a distinguere tra finzione e verità.

Quali sono state le reazioni del pubblico in sala?

Siamo riusciti a creare un forte impatto nel pubblico. Portare in sala ex delinquenti e metterli al centro dell’attenzione ha attirato l’attenzione degli spettatori che sono riusciti a cogliere la loro mentalità, le motivazioni delle loro condotte ed analizzare anche i principi di condotta che vigono negli ambienti criminali. Questo modo di avvicinare la mentalità e la concezione di vita del delinquente mette a nudo le discrepanze con i principi di chi vive nella legalità.

Partecipi alle attività di qualche gruppo di scrittori?

Sono in contatto con molti autori argentini di romanzi polizieschi perché li incontro nelle conferenze e nelle iniziative che si tengono in Argentina. Frequento anche scrittori francesi, italiani e soprattutto spagnoli. Ma non faccio parte di nessun gruppo in particolare. Per questa ragione il mio Festival è super partes. Ogni gruppo di scrittori, dopo un po’, tende a politicizzarsi e scatta immediatamente una corsa al potere all’interno del gruppo. Io credo invece nell’indipendenza dell’autore, lo scrittore deve necessariamente restare sciolto dalle ideologie, perché se deve allinearsi finisce per creare opere politicamente corrette, il che non favorisce la qualità letteraria.

A tuo parere, la letteratura noir svolge qualche funzione?

Nutro forti dubbi in merito alla funzione educativa della letteratura, ma credo che il romanzo noir deve presentare elementi della realtà politica e sociale di un gruppo concreto. Ciò lo avvalora, permette di chiarire quali sono i meccanismi della criminalità e di ciò che chiamiamo giustizia. Viene alla luce in tal modo che l’applicazione della giustizia può variare, per quanto ci si sforzi di proclamare che la giustizia è uguale per tutti. Al contrario, si discrimina secondo parametri di ogni tipo: colore, livello di istruzione ed altri ancora. Una cosa è denunciare il male, altra è descriverlo. A mio parere, la buona letteratura deve descriverlo. Invece, la denuncia comporta una presa di posizione e una condanna a priori. Il male esiste in ogni individuo, ogni persona in maggior o minor misura è responsabile di azioni dettate da pulsioni verso il male. Un buon romanzo permette di capire le ragioni che portano a determinati comportamenti. Per presentare denunce, esistono apposite strutture giuridiche, non si deve ricorrere alla finzione.

Qual è il tuo rapporto con l’Italia?

Sono appena rientrato da un bel giro in Italia, dove ho soggiornato per quattro settimane. Tra le mie radici, ci sono presenze italiane: mia madre proviene dall’isola di Ponza, uno dei nonni proveniva da Barletta. Di recente, ho avuto l’opportunità di incontrare Maurizio de Giovanni, che partecipa alla seconda edizione del BAN! 2013. Infine, tra i due libri che tengo nel mio comodino, uno è di Italo Calvino. Riprendo sempre in mano le sue Lezioni americane.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *