Claudia Piñeiro, come ti insegno a ridere della barbarie

Claudia Piñeiro è la più osannata scrittrice argentina, la signora in giallo più letta probabilmente in tutto il mondo, vincitrice di molti prestigiosi premi in giro per il mondo, apparsa per la prima volta in Italia col romanzo giallorosa ‘Tua’. Classe 1960, nata a Burzaco, nella provincia di Buenos Aires, è una donna di grande cultura, di presenza gradevole, disposta al dialogo e al confronto e sempre alla ricerca di aspetti curiosi della vita che poi con ‘facilità’ riesce a trascrivere nei suoi romanzi. Il 1° febbraio scorso Claudia ha ricevuto a Barcellona il premio ‘Pepe Carvalho’, riconoscimento internazionale di letteratura nera dedicato a Manuel Vazquez Montalbàn, oggi giunto alla XVI edizione; è la prima volta che un autore sudamericano vince il prestigioso premio.

La tua storia di scrittrice comincia con la dittatura militare, nel senso che ti viene impedito di iscriverti alla facoltà di Lettere. Eppure quel desiderio soppresso dentro di te alla fine sbocciò prepotente. Qual è il ricordo più intenso del periodo della junta militar?

I ricordi di quel tempo sono dedicati a uno dei miei romanzi: ‘Un comunista in mutande’ (in Italia edito da Feltrinelli, 2014). In esso racconto la storia di mio padre e il nostro rapporto nel momento in cui inizia la dittatura, dove io sono una ragazza nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza. I miei ricordi traumatici di quel tempo hanno a che fare con la paura che qualcosa accadesse a chi mi era caro. Per esempio: un giorno mio zio, che era molto più giovane dei miei genitori e stava facendo i suoi studi universitari, ci disse che uno dei suoi migliori amici e compagni di studi era stato “catturato” dai militari. Quell’avvenimento implicava l’avvertimento che poteva accadergli la stessa cosa, anche se non militava, solo perché il suo nome era stato trovato nella sua rubrica. Quelle situazioni di pericolo imminente nella vita di tutti i giorni, indipendentemente dal modo in cui non erano create, hanno lasciato segni importanti.

Credi che oggi l’Argentina ha pacificato quel periodo drammatico e tragico della sua storia?

C’è stato un processo per la junta militar e questo è stato trascendente, storico e di esempio nel mondo perché non sono stati giudicati dai giudici militari ma dai civili. E su quel processo sembrava che fossimo d’accordo come società che non avremmo permesso che succedesse ancora qualcosa del genere, ma nell’ultimo periodo alcune manifestazioni pro-militari in un clima simile a quel periodo come l’elezione a presidente di Bolzonaro in Brasile mi preoccupano.

Il tuo esordio in Italia avviene con il romanzo ‘Tua’ (Feltrinelli, 2011), una storia d’amore con profonde venature gialle ma anche tante risate. Per Claudia Piñeiro la vita è così: un po’ misteriosa, un po’ nera e rosa, ma sempre con tanta ironia?

Credo che mia madre mi abbia insegnato a ridere nelle peggiori circostanze. L’aspetto ironico o acido è un aspetto critico e ciò implica essere attenti a ciò che ci accade. Quindi, se possediamo un aspetto critico, vediamo il cattivo e lo sporco, ma c’è anche l’umorismo per far digerire meglio la bevanda amara.

Nelle pieghe dei tuoi romanzi l’ironia si inserisce come l’acqua che scorre tra gli interstizi dei pavimenti. Perché questa scelta?

È qualcosa che mi viene naturale. Credo che Pirandello abbia detto che l’umorismo che vale è quello che ti fa ridere, ma allo stesso tempo ti fa pesare “come posso ridere di questa barbarie?”. Ammetto che mi piace provocare questo pensiero nel lettore.

Quando il romanzo ‘Le vedove del giovedì’ è stato trasformato in un’opera cinematografica quali emozioni hai vissuto?

Sono stati quattro i romanzi portati al cinema. E in tutti i casi, l’aspettativa è sempre la stessa: vedere come quel regista “legge” ciò che ho scritto. Si può immaginare il ‘film’ che i lettori stanno facendo con i nostri lavori nella loro testa. Ma come lo fa un regista? E a ciò si aggiungono le decisioni che deve prendere affinché l’adattamento funzioni. E un film basato su un libro per avere buoni risultati sarà costretto a prendere molte licenze.

In questo romanzo c’è una feroce critica alla società borghese argentina. Quanto i romanzi neri sono importanti per esprimere liberamente frecciate alla società attuale?

Il genere nero è un mondo letterario che permette di mostrare questi aspetti spinosi molto bene. Oggi è impossibile raccontare un crimine senza raccontare la società in cui è commesso. Come non è possibile descrivere una società senza narrare i crimini che vi sono stati commessi.

Si dice spesso che i romanzi neri servano ai giornalisti per evitare querele, non credi che però questo modo di scrivere in modo libero attraverso la fiction narrativa sia una sconfitta per il giornalismo d’inchiesta?

Mi è capitato molte volte di chiedermi dei testi di narrativa per “immaginare” quello che è successo in un caso di polizia che non è stato ancora risolto e che non potrà mai essere risolto. Un giornalista non può esprimere la sua opinione in questo caso sulla base di ciò che immagina. Uno scrittore di fiction sì. Non penso che sia tanto un fallimento del giornalismo, ma della giustizia per risolvere questi casi.

Oltre che scrittrice sei anche giornalista: quanto credi che la realtà influenzi il tuo modo di scrivere?

La realtà è molto presente nei miei romanzi. I personaggi vivono nel tempo in cui vivo, abitano la città in cui vivo. Così quando li metto in moto e loro escono per strada, incontrano la realtà in cui vivo. Ma questo non significa che io non “menta” nei miei libri ogni volta che la finzione ne ha bisogno. Quello che torna più utile è la verosimiglianza.

I tuoi personaggi, uomini e donne, sono di carne e sangue non di carta e inchiostro. Quanto ti diverti a osservare la realtà?

Mi è rimasto molto dell’allenamento di quando ero studente dei corsi di Drammaturgia con Mauricio Kartun. Nel teatro è essenziale costruire personaggi tridimensionali, con la carne, lontano da un modello classico.

Quando racconti e catapulti il lettore nelle tue trame preferisci accarezzarlo o schiaffeggiarlo?

Per prima cosa lo accarezzo in modo che abbassi le difese, quindi lo aggredisco in modo che reagisca.

C’è un tema che senti particolarmente tuo ma ancora non hai affrontato nei tuoi romanzi?

I temi sono spesso ripetuti, anche se credo che ci saranno ancora variazioni degli stessi temi. Alcuni di quelli secondari richiederanno più intensità, ma forse li ho già nominati prima. Solo nel prossimo romanzo i personaggi secondari invece di essere tali diventeranno protagonisti.

Dove va l’Argentina di Mauricio Macri?

Non capisco bene la domanda. Nnel senso di dove Macrì la porta? In tal caso, spero che la porti alle prossime elezioni e a che a queste ciascuno scelga ciò che ritiene migliore per un paese che non trovoa soluzione a molte cose. 

Il primo ricordo della tua infanzia.

Il giorno in cui mi hanno detto che era nato mio fratello, me lo ha rivelato mia nonna mentre allargava i vestiti lavati sulla corda. Avevo due anni.

Il romanzo a cui ti senti più legata?

Un comunista in mutande. 

Il piatto a cui Claudia Piñeiro non potrebbe mai rinunciare?

Ciò che amo di più al mondo sono i carciofi, preparati in ogni modo.

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