Cristina Marra: “I festival in Italia? Di qualità e provinciali”

Cristina Marra nel panorama editoriale italiano del giallo e del noir è una collante di estrema importanza. Conosce gli autori, gli editori, i festival, il pubblico. E quindi le tendenze. Le approfondisce e, chissà, talvolta le anticipa battendo sentieri pioneristici. Ed è un ruolo, questo, che si è conquistata sul campo, quello di direttrice artistica o di codirettrice di alcuni eventi sparsi lungo lo Stivale, isole comprese. Ma è anche una giornalista e di sè ama dire che vive di libri e tra i libri. Collabora a varie testate e web press con rubriche e interviste, ama i gatti alla follia e questa sua attività di promotrice culturale e letteraria spesso le viene riconosciuta col conferimento di premi. 

Ti sei laureata con una tesi sull’opera di Manolo Montalbàn, un aspetto inusuale per l’epoca. Visionaria, testarda o semplice anticipatrice che il giallo avrebbe colorato la nostra esistenza?

Sono sempre stata una lettrice di gialli sin da giovanissima e quando ho proposto alla mia insegnante una tesi sul giallo spagnolo dalle sue origini fino alla novela negra di Montalbàn mi sono scontrata con la sua reticenza vinta però dalla sua curiosità e così ho lavorato alla tesi, spulciando biblioteche e andando all’Istituto Cervantes fino a riuscire a raggiungere Manolo Montalbán e intervistarlo. Credo di essere stata un’anticipatrice spinta dalla passione per un genere che ancora non era decollato del tutto in Italia. La novela negra di Montalbán mi ha conquistata e raccontare la sua nascita mi ha molto divertita.

Da ‘Il giorno della civetta’ a oggi la letteratura gialla e noir italiani ne hanno percorsa di strada. Come paragoni il genere rispetto agli standard europei e americani? Dove potrebbe arrivare in Italia?

La nostra narrativa di genere si sta imponendo sempre di più anche a livello internazionale. Certo, il nostro percorso è differente da quello, soprattutto, anglosassone ma ci stiamo ricavando uno spazio di tutto rispetto. Mi sembra che la serialità stia diventando un po’ il nostro marchio distintivo insieme al racconto delle nostre città specchio e ombra dei crimini sociali.

Cronaca e fiction in Italia aiutano a raccontare la verità del quotidiano. È una vittoria della narrativa o una sconfitta del giornalismo?

La cronaca entra prepotentemente nelle nostre case e a volte in modo troppo spettacolarizzato e ci fa sentire tutti un po’ detective, ma credo che siano i tempi a determinare questo fenomeno. Certo, l’interesse aumenta ed è facile passare dalla TV al libro.

Ogni anno nascono e crescono i festival di genere, ma con una particolare predilezione in provincia. Questo perché il male si annida soprattutto lontano dalle metropoli italiane?

Le città di provincia si prestano di più al concetto di festival perché sono più aggreganti e se vogliamo più accoglienti di una metropoli. La provincia è spesso teatro di crimini grandi e piccoli e sembra strano che un succeda in un luogo tranquillo tra le montagne o in riva al mare, ma è così e non deve sconvolgere.

A volte non ti sembra che i festival vadano in cortocircuito, dato che spesso autori e pubblico si fondino e siano gli stessi, come se fosse un circo che si autoalimenta?

Credo che se un festival ha un bel programma, è ben promosso e non delude le aspettative anche dei lettori forti del genere, non si arriva al cortocircuito. In Italia ci sono tanti festival organizzati bene e partecipati. Bisogna dare spazio agli autori magari non accorpandoli troppo per dare loro modo e opportunità di esprimersi al. meglio. A me piace accoppiarli, trovando un filo comune e fare parlare due voci simili per alcuni versi ma contrastanti per altri. Ho creato anche coppie inedite e ne sono felice.

Quanto è cambiato il pubblico dei festival letterari?

È cambiato molto negli ultimi anni perché è diventato un pubblico di lettori qualificati e forti. Forse prima c’era la curiosità per un genere poco conosciuto, adesso invece si va a sentire un autore letto o a scoprirne uno ancora non acquistato. Anche le fiction televisive hanno avvicinato molto il pubblico ai gialli e ai noir. Un buon libro è sempre un buon libro e i lettori lo sanno riconoscere. Nei miei festival ho spesso mescolato fiction narrativa con quella televisiva mettendo a confronto romanzo  e corrispettivo televisivo.

Il web e i social, in particolare, aiutano gli scrittori a emergere o c’è più spazio per autori mediocri?

C’è più spazio per tutti poi sta al gusto dei lettori scegliere e se un autore è mediocre social o no sempre mediocre resta.

Tu hai diretto diversi festival e collabori organizzando molti eventi culturali e letterari, a quando un romanzo a firma di Cristina Marra?

Ci sto pensando e prima o poi lo scriverò. Mi manca il tempo e per questo mi capita di scrivere soltanto racconti.

Qual è il tuo film cult?

Amo Psycho e tutto Hitchcock. 

Il tuo libro preferito?

Tanti. Scerbanenco ,ma anche le detective stories classiche come i delitti della camera chiusa.

Cosa farà Cristina Marra nel 2019?

Tante cose, sicuramente due nuove edizioni di festival già avviati, nuovi progetti per coinvolgere i giovanissimi e farli appassionare ai gialli. Per questo continuo le mie lezioni di scrittura creativa di gialli nelle scuole e sicuramente una pubblicazione. 

 

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